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	<title>Telenord &#8211; Chef per Passione</title>
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	<description>Il portale del gusto in Liguria</description>
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		<title>Come riconoscere il consumatore 4.0, uno studio ne crea l&#8217;identikit</title>
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				<pubDate>Fri, 22 Nov 2019 15:36:17 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[<p>Il consumatore 4.0 è il consumatore moderno: sempre più informato e consapevole, cerca l&#8217;innovazione e il piacere così come la salute, acquista prodotti certificati ma non si fida più solo di un bollino. A delineare il suo ritratto, l&#8217;Osservatorio Cibi, Produzioni, Territorio (Cpt) di Eurispes, Uci e Univesitas Mercatorum, che ha raccolto dati, approfondito fenomeni [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il consumatore 4.0</strong> <strong>è il consumatore moderno:</strong> sempre più informato e consapevole, <strong>cerca l&#8217;innovazione</strong> e il piacere così come la salute, acquista <strong>prodotti certificati</strong> ma non si fida più solo di un <strong>bollino.</strong> A delineare il suo ritratto, l&#8217;Osservatorio Cibi, Produzioni, Territorio (Cpt) di Eurispes, Uci e Univesitas Mercatorum, che ha raccolto<strong> dati</strong>, approfondito fenomeni legati al mercato del mondo <strong>alimentare</strong>, e osservato come cambiano le abitudini dei consumatori nel <strong>Position Paper</strong>. Per questo fenomeno, quindi, è stata creata una vera e propria <strong>&#8220;identikit</strong>&#8220;: tale soggetto non ha più fame, ma appetito, e questo è saziato nella sua mente più che nella sua pancia. Il consumatore diviene, insomma, un <strong>&#8220;produttore di significati&#8221;. </strong></p>
<p><strong>Lo studio</strong> riferito al consumatore 4.0 ci spiega, dunque, l&#8217;importanza nel capire le persone, i loro <strong>valori</strong> e la<strong> sfera</strong> dei loro <strong>desideri.</strong> Il consumatore di oggi, &#8220;è un misto di<strong> antico e contemporaneo</strong>, è un consumatore <strong>post-moderno</strong> che sta ribaltando il proprio rapporto con il consumo: dopo una lunga fase post bellica, nella quale il consumo ha sostanzialmente dominato sulla persona, è maturato un <strong>cambiamento</strong> di stato che mostra un altro soggetto, che <strong>ribalta i termini</strong> del proprio esistenziale <strong>socio-economico</strong> da consumatore-persona a persona-consumatore, attraverso alcuni <strong>atteggiamenti nuovi. I consumi</strong> delle famiglie rappresentano la quota più importante del Prodotto interno lordo italiano e, in quest&#8217;ambito, quelli alimentari pesano<strong> l&#8217;11%</strong> (secondo dati Istat del 2018).</p>
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		<title>Mense scolastiche: lo spreco del cibo arriva al 30%</title>
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				<pubDate>Fri, 22 Nov 2019 14:59:11 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[<p>Per spreco alimentare si intende generalmente quella parte di cibo che viene acquistata ma non consumata e che, quindi, finisce nella spazzatura. In un mondo in cui si parla di incrementare la produzione alimentare del 60-70% per nutrire una popolazione destinata a crescere sempre di più, uno dei paradossi più preoccupanti è costituito dallo spreco [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Per spreco alimentare</strong> si intende generalmente quella parte di <strong>cibo</strong> che viene acquistata ma non consumata e che, quindi, finisce nella spazzatura. In un mondo in cui si parla di incrementare la produzione alimentare del <strong>60-70%</strong> per nutrire una <strong>popolazione</strong> destinata a crescere sempre di più, uno dei paradossi più preoccupanti è costituito dallo spreco del cibo prodotto a <strong>livello globale.</strong> <strong>In Italia</strong> uno dei luoghi dove questo comportamento è molto frequente, è la <strong>mensa </strong>scolastica: si stima che nei <strong>pranzi scolastici</strong> si arriva a sprecare fino al <strong>30%</strong> del cibo portato a tavola, tra le varie motivazioni le principali sembrano essere l&#8217;inappetenza o il poco tempo a disposizione per mangiare.</p>
<p>Tra i <strong>cibi</strong> più graditi dagli studenti  sono presenti: <strong>gelati e dolci, pizza e pane, segue a distanza carne, frutta e pasta al pomodoro.</strong> I meno graditi invece sono le verdure cotte o la minestra, il pesce e le verdure crude, la pasta in bianco. Insomma un classico, i bambini si sa non sono famosi per apprezzare le verdure, ma al contrario preferiscono gli zuccheri . Solo un bimbo su dieci mangia <strong>tutti i cibi</strong> serviti a mensa, mentre due su cinque lamentano di <strong>non aver sufficiente tempo per mangiare</strong>. Di sicuro, la colpa non è delle qualità o delle quantità se è vero che due bambini su tre affermano che le porzioni sono equilibrate e il menù sufficientemente vario. Il cibo <strong>sprecato</strong> giornalmente varia dal<strong> 10% al 30%.</strong> Di questi solo una piccola parte, circa <strong>l&#8217;11%,</strong> verrebbe <strong>riciclata.</strong> Secondo l&#8217;86% dei docenti e dei rappresentanti genitori in Commissione mensa, i cibi avanzati vengono<strong> buttati.</strong></p>
<p>Ovviamente quando si parla di <strong>spreco</strong> si finisce anche a parlare dei <strong>costi ,</strong>la media della spesa famigliare per la mensa è di <strong>83</strong> euro mensili nella <strong>scuola primaria</strong> , mentre è di <strong>82</strong> euro nella scuola <strong>dell&#8217;infanzia</strong>. Il Nord si conferma <strong>l&#8217;area geografica</strong> con le tariffe più elevate, in media 842 euro per nove mesi di mensa nella scuola primaria, e 841 in quella dell&#8217;infanzia; segue il Centro, 724 euro nella primaria e 704 euro nell&#8217;infanzia; più contenuti i costi al Sud con 644 euro nella primaria e 632 nell&#8217;infanzia.</p>
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